venerdì 4 agosto 2017

Maurice - "Why don't you stop being shocked and attend to your own happiness?"

Secondo la mia rigida (?) programmazione, avrei dovuto pubblicare questo post a fine settembre (sì ho accumulato tanta roba... si vede che non ho esami per ora?) ma visto che sto troppo in fissa con questo romanzo, avevo bisogno del mio sfogo catartico qui sul blog per riuscire a passare ad altro... °°" Quindi eccoci qua, in compagnia di Maurice...


Devo ringraziare un esame universitario per avermi fatto scoprire E.M. Forster e, nello specifico, il suo Maurice. Mi colpì subito il breve riferimento alla sua vicenda editoriale: scritto nel 1914 ma pubblicato solo nel 1971, a un anno dalla morte dell'autore e, secondo il manuale, il romanzo fu censurato per lungo tempo a causa del suo lieto fine; è un'affermazine piuttosto semplicistica in realtà, perchè non fu l'unica ragione, ma bastò per farmi ricordare di questo titolo e decidere di recuperarlo quanto prima... e meno male, perchè è diventato uno dei miei libri preferiti e spero di riuscire a rendergli giustizia, ma questo romanzo è talmente ricco che se ne potrebbe parlare per giorni interi. (Morale della premessa: mettetevi comodi xD ma ormai lo sapete che sono luunga...)

Avvertenza: Anche se Maurice non è quel tipo di romanzo che si legge per la trama o chissà quali colpi di scena, mi sembra giusto segnalare ai puristi dello spoiler che questo post ne contiene più del solito, quindi se non volete rovinarvi la lettura, passate direttamente al paragrafetto "Per Concludere" ;)


Maurice Hall, questo il nome del protagonista di questa storia di formazione (con forti elementi autobiografici a quanto si dice), è un
Maurice nel film (nel romanzo è moro) sfoggia
una delle sue migliori espressioni da barbabietola <3
giovanotto inglese della media borghesia, destinato ad andare a Cambridge, ad amministrare le proprietà di famiglia in quanto unico uomo di casa e, un giorno, come gli spiegò il suo insegnante al momento del suo congedo da scuola, si sposerà e avrà dei bambini, massimo traguardo e gioia per un giovanotto di buona famiglia come lui. Maurice è, dunque, un uomo ordinario in tutto e per tutto secondo i parametri della sua società: è di bell’aspetto, intelligente e bravo negli sport nella media, religioso quanto basta, legato alla famiglia quanto basta. Maurice però ha un segreto che, all'inizio, non sa neanche bene come spiegare a sè stesso: è "un innominabile come Oscar Wilde".


"Hai mai sognato che avevi un amico? [...] Qualcuno che ti duri per tutta la vita, mentre tu duri per tutta la sua. Immagino che una cosa simile non possa accadere realmente fuori del sonno".

Maurice (James Wilby) e Clive (Hugh Grant) nel film
omonimo
Nei suoi primi anni a Cambridge conosce Clive Durham, sostenitore delle teorie platoniche, appassionato della cultura classica e ateo. Tra i due nasce un’intesa apparentemente improbabile e il timido Maurice inizia a cambiare, a comprendersi e ad accettare la sua diversità grazie al supporto e alla complicità di Clive, con cui intraprende una relazione sentimentale. Maurice attraverserà, sempre al fianco di Clive, tappe fondamentali della sua crescita: la gioia dell’amore corrisposto (in modo platonico, seguendo il desiderio di Clive), la classica fase di ribellione e insofferenza verso il suo contesto sociale e anche verso la sua stessa famiglia, l'allontanamento dalla religione...
Ma una volta usciti (non felicemente) dall’ambiente protetto e chiuso di Cambridge, Maurice e Clive si troveranno ad affrontare gli ostacoli di una società borghese rigida e convenzionale, fatta di apparenza e ipocrisia. Purtroppo, i due giovani non reagiranno allo stesso modo e Maurice dovrà fare i conti con il dolore della separazione, la solitudine e il crollo di ogni suo appoggio. Per non parlare del fatto che Clive è maestro indiscusso nella tecnica del "lasciare appesa la gente", nota anche come "tecnica della profumiera". +_+
Nonostante questo, Forster decide di regalare ai lettori del suo tempo e anche a noi, un finale galvanizzante! Neanche le note minori di Clive, ultime parole del romanzo, riusciranno a scalfire del tutto la bellezza della conclusione, che dà un taglio netto al passato e ci proietta verso quello che, si spera, sarà "un anno più felice" (che è anche la dedica dell'autore a inizio libro).


"Eppure stava facendo una bella cosa: stava dimostrando come poco possa bastare all'anima per sussistere. Privo di nutrimento sia del cielo che della terra, Maurice andava avanti per la sua strada, lume che si sarebbe spento se fosse vero il materialismo. Non aveva un Dio, non aveva un amante... i due consueti incentivi alla virtù. Ma continuava a combattere dando le spalle alla vita facile, perché lo esigeva la dignità. Non c'era nessuno ad osservarlo, e nemmeno si osservava lui stesso, ma le battaglie come la sua sono le imprese supreme dell'umanità, e superano tutte le leggende del paradiso.
Non lo aspettavano compensi di sorta. Quel suo operato, come tante altre cose già scomparse, sarebbe caduto in rovina. Ma lui non cadde con esso..."

[Questa non è la conclusione, tranquilli ndMillefoglie]

Maurice Hall non è un eroe né un rivoluzionario in senso stretto, ma arriva alla ribellione in
Maurice, Clive e Alec (Rupert Graves)
modo ordinario, graduale e per motivazioni che forse qualcuno troverebbe egoistiche: Maurice vuole essere un individuo felice. Non riesce a sopportare l’idea di un’esistenza grigia e ipocrita, in cui si muove come un morto per le mura di casa sua, temendo un giorno di perdere il controllo a causa dei suoi impulsi repressi, compiendo gesti meccanici e rinunciando al compiacimento dei suoi desideri. Allo stesso tempo, però, non sa bene come fare e arriva anche alla conclusione di doversi "curare", di dover essere "aggiustato" pur di potersi integrare in società senza le ansie che accompagnano la sua situazione. Forster, pur parlando nello specifico della situazione degli omosessuali nell’Inghilterra del primo Novecento, riesce a trovare un perfetto equilibrio tra specificità e universalità. I suoi personaggi non sono simboli tout court, ma sono più tridimensionali, con le loro peculiarità, che però permettono anche di parlare di qualcosa di più vasto delle loro singole vicende.


La conclusione del romanzo è, allora, un invito spassionato a rinunciare ad un impolverato perbenismo, fatto di case cadenti e sorrisi di circostanza, per correre il rischio di vivere una vita piena e felice secondo i nostri parametri e non quelli imposti dalla società; per Maurice, sposarsi e figliare non è la gioia più grande, ma rappresenta la morte della sua identità. Non tutti, però, hanno il suo pacato coraggio.
Clive, infatti, temendo di perdere tutto, preferirà autoconvincersi che è arrivato il momento di cambiare e adattarsi se non si vuole diventare dei reietti o, in maniera assai più concreta, se non si vuole morire in carcere. Il dialogo conclusivo tra Clive e Maurice è, penso, tra gli scambi di battute (anche se è un monologo vero e proprio, in realtà), più bello e liberatorio che abbia letto ultimamente. A Clive, alla fine, non resterà altro che parlare al vento e trincerarsi tra i mattoni di casa sua, tenuti insieme dalle menzogne che continua a ripetere a sé stesso, mentre il suo ex amante esce di scena ridendo felice.
 
Questi baffi stanno da schifus anche su Hugh Grant...
Un elemento che mi ha molto colpita è che Forster, pur criticando in modo pungente la società borghese e la castrazione che questa compie sugli individui, ha sempre un atteggiamento bonario nei confronti delle sue "vittime". Nel caso di Clive, per esempio, non usa mai parole di sola rabbia o insofferenza, nè si esprime in termini di vendetta. Il suo ultimo invito, però, svanisce in una cupa rassegnazione verso i "Clive" che non ce la fanno ad abbandonare le mura domestiche della società per addentrarsi nel mondo libero, anche se difficile, della foresta (metaforica e non) verso cui si dirige Maurice insieme al suo nuovo amante.


Alec in tenuta da cricket (ma quanto è bella
la parte della partita a cricket?!) ç_ç
A spronare Maurice in questa direzione salvifica e ribelle sarà infatti un personaggio impensabile, secondo le convenzioni dell’epoca: Alec Scudder, un giovane guardiacaccia al servizio di Clive. Alec, che entra nel romanzo talmente in punta di piedi da risultare invisibile, è la spinta definitiva per Maurice, che da solo si era chiuso nella sua "tana" ed era pronto a morirci da solo. Non è un caso, secondo me, che sia proprio un guardiacaccia a “stanarlo”, infilandosi nel suo letto dopo qualche maldestro e inconsapevole tentativo di corteggiamento. Ho amato moltissimo la spontaneità di questo personaggio, insieme a tutto ciò che rappresenta. Alec è più libero, apparentemente, dai preconcetti borghesi, e per questo riesce a compiacere più facilmente i suoi desideri, anche se non senza paura o indugio (non è uno stupido o un completo incosciente). Anche la sua realtà però non è facile e riporta la relazione omosessuale su un piano più concreto. E' anche un ragazzo molto orgoglioso, che sa di valere tanto quanto Maurice e tutti i suoi padroni, anche se l'Inghilterra vuole fargli credere il contrario. Le divisioni sociali però vengono superate; per farlo bisogna rispecchiarsi nell'altro, riconoscerne l'umanità e anche innamorarsene, come nel caso di Maurice e Alec.


Nel romanzo, oltre alla riconciliazione con sè stessi e a quella tra classi sociali, se ne verifica anche un'altra, forse ancora più intima delle precedenti: la riconciliazione con il corpo. Nella società in cui Maurice è cresciuto, il corpo viene visto come qualcosa di sporco e qualsiasi desiderio legato ad esso è riprovevole per un gentiluomo, anche nel caso sia indirizzato verso una donna, figuriamoci quindi nel caso di un desiderio di natura omosessuale. Maurice si limita costantemente, ma ha paura di dove questa repressione potrebbe portarlo, un giorno. Si vergogna dei compromessi e dei rimedi che trova per alleviare le sue sofferenze, non riuscendo a trovare conforto neanche in Clive che rifugge il contatto fisico perchè lo vede come una trivializzazione del loro rapporto. Anche in questo caso, quindi, l'intervento di Alec è fondamentale e la naturalezza con cui il ragazzo e Maurice giaccono l'uno tra le braccia dell'altro è un'ulteriore liberazione per il protagonista.

Ci sono molti altri temi interessanti nel romanzo, come l'uso dello spazio nella caratterizzazione dei personaggi, il tema del doppio e dello specchio, l'influenza della medicina in queste circostanze, insomma... vi ho detto che ne potrebbe parlare per ore, no? *_*

Dal punto di vista stilistico, ci troviamo di fronte a un narratore onniscente che per la maggior parte del tempo si dedica a Maurice, ma alcuni momenti fondamentali sono dedicati anche all'introspezione di Clive, per spiegare anche il suo punto di vista. Il passaggio da una voce all'altra non è mai repentino, ma Forster crea dei collegamenti morbidi, quasi come avesse due pedali: più preme sul pedale di Maurice o di Clive e più si addentra nella mente del personaggio.
Il narratore onniscente spesso tende a creare una separazione tra lettore e personaggi a livello emotivo, o almeno così credevo, ma in questo caso Forster è riuscito a coinvolgermi molto. Alcune scene le ho trovate strazianti nella loro drammaticità mai gridata ma sincera, come per esempio nel capitolo in cui Maurice si reca dal medico per farsi curare e scoppia in lacrime. 
Il lavoro di rifinitura dello scrittore, grazie anche ai decenni di lavoro dedicati a Maurice, è certosino: non ci sono mai parole, gesti, oggetti o episodi di troppo. 

Clive e Risley (Mark Tandy)
E devo dire che la sua trasposizione cinematografica ha rispettato questo spirito dell'opera, così come ne ha rispettato i toni "notturni". Molte rivelazioni, sia nel film che nel romanzo, avvengono proprio la sera o la notte, momento in cui la società si ferma e ci si può guardare dentro con più sincerità, senza il brusio del mondo diurno.
Come avrete capito dalle immagini del post, ne è stato tratto un film nel 1987, diretto da James Ivory. La pellicola dura ben 2 ore e 20, ma nonostante questo sono state tagliate delle scene (reperibili in inglese su youtube) che sarebbe stato fondamentale vedere. Il film segue pedissequamente il romanzo, ma per farlo è stato costretto a tagliare alcune scene, accorciare alcuni dialoghi e, ahimè, tra questi è stata tagliata una parte a mio avviso di vitale importanza nel dialogo conclusivo. Ho apprezzato però alcuni cambiamenti e aggiunte, come la scena del processo a Risley, personaggio marginale nel romanzo ma che nel film viene utilizzato per dare una rappresentazione più concreta alle paure di Clive e per offrire un panorama della situazione storica e sociale di quel periodo. Mi è anche piaciuto che, nella scena in cui Alec sposta il pianoforte, Maurice lo aiuti nel film, mentre nel libro rimaneva nella stanza ma non collaborava.
Altro difetto, sempre secondo me, della pellicola, è che manca di una voce narrante in voice over che restituisca i pensieri di Maurice allo spettatore. Credo sia uno strumento fondamentale quando si tratta di storie così introspettive e la sua assenza ha reso alcune scene di difficile comprensione per chi non ha letto il romanzo (la scena dell'anziano sul treno, per esempio, è risultata incomprensibile a un mio amico che non ha letto il libro).

Maurice e il suo insegnante nella scena iniziale
Nel complesso comunque è un film davvero ben fatto, con un cast di tutto rispetto. Maurice è interpretato da James Wilby, al suo primo ruolo da protagonista ,ma che se la cava egregiamente), insieme a un giovanissimo Hugh Grant e a un altrettanto giovane Rupert Graves (che adesso fa Lestrade in Sherlock... questa cosa ancora mi turba XD). Anche le musiche sono molto belle (tranne quella di quando Alec si intrufola nella finestra, che sembra uscita da un horror XD), così come le ambientazioni e i movimenti degli attori sulla scena, molto ben calibrati. Il ritmo è pacato, ma non ci sono mai tempi morti, anzi all'inizio secondo me si corre troppo con la storia di Maurice e Clive, ma non potevano farlo durare 4 ore! XD Ne consiglio la visione, ma secondo me sarebbe meglio guardarlo dopo aver letto il romanzo.

Per concludere: Maurice è uno dei romanzi più completi e coinvolgenti dal punto di vista umano che abbia mai letto. L'ho letteralmente adorato per la sua grazia nell'esprimersi e nel comunicare al lettore i turbamenti dei suoi personaggi principali. Certo, essendo un romanzo così introspettivo e intimistico, non è detto che piaccia a tutti tanto quanto è piaciuto a me, ma ci sono buone probabilità, ecco.
Vabbuò inutile che continuo ad ammorbarvi... leggetelo! è_è9



L'edizione italiana "mai una gioia"
Garzanti in mio possesso.
Bosie senza rancore, ma... x_x
L'edizione italiana che ho reperito io è quella della Garzanti, inutilmente costosa, con una cover che ci sta come i cavoli a merenda (una foto di Bosie... tanto per far credere che sia una storia tragica) e la traduzione ormai sa un po' di stantio, oltre al fatto che non è contemplato l'uso di "esclamare" e questa cosa mi fa un po' ridere, perchè "gridano" sempre tutti.°° Ci sono però una prefazione e una postfazione molto interessanti, ma leggetele dopo o vi spoilerano tutto (come se non lo avessi già fatto io LOL).
Spero di recuperarlo in lingua originale non appena mi sarà possibile!
Anche il film è reperibile in italiano, doppiato da un cast che vanta nomi oggi considerati "grossi", tanto che tutte le voci vi risulteranno conosciute come Sandro Acerbo per Maurice (che ha prestato la voce a molti attori famosi tra cui Brad Pitt, Will Smith, Robert Downey Jr., etc...), Antonio Sanna per Clive (Hugh Grant in altri film, Antonio Banderas...) e Massimo De Ambrosis per Alec (che io ricordo principalmente per Nicholas Wolfwood in Trigun e Gojyo di Saiyuki, quindi tra questi ruoli e Lestrade mi ha fatto doppiamente impressione! XD).


Ora scusate, ma devo tornare a riguardare il film in loop *ç* 

10 commenti:

  1. Bella, bella, bella: sarò un po' ripetitiva, ma questa tua approfondita recensione su Maurice mi è piaciuta davvero molto. È uno dei libri nella mia wishlist da molto tempo, e spero di riuscire a leggerlo presto.
    Il nuovo banner è molto carino ❤️.
    P.S. Devo ancora commentare il post di ieri, ma questi giorni di "ferie" con il pupo al mare sono una prova di resistenza fisica e psicologica...

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    1. Grazie mille! <3 mi sono impegnata abbastanza per scriverla e non ero mai soddisfatta, quindi mi fa piacere che sia stata apprezzata *__*
      Sono sicura che Maurice ti piacerà molto!

      Grazie! Era arrivato il momento di svecchiare qualcosa^^

      P.S. Fai pure con calma! :) Tra il caldo letale e il bimbo, deve essere dura! Faccio il tifo per te :*

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  2. Splendida doppia recensione, complimenti! ❤️

    James Ivory non rientra fra i miei registi preferiti, ma lo considero comunque un grandissimo maestro, che ha onorato i suoi scrittori preferiti con superbi adattamenti (vedi i suoi film tratti dalle opere di Forster, tutti superbi, e quelli non sempre altrettanto felici tratti dai romanzi di Henry James). Ti consiglio di recuperare (oltre a Camera con Vista e Casa Howard) "Quel che resta del giorno"!

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    1. Graziee <3 ho cercato di contenere gli scleri ahaha

      Grazie anche dei consigli! Cercherò di recuperare tutti i film (rigorosamente dopo aver letto i romanzi, perchè mi sembra di capire che Ivory lo dia un po' per scontato XD)^^
      Secondo me ha fatto il classico "errore" di chi conosce molto bene il materiale da cui attinge e quindi ha dato per scontato molti passaggi... anche se, per questo stesso motivo, non mi spiego la scelta di operare alcuni tagli che avrebbero dato tantissimo in più in pochissimo tempo. Una volta che aveva fatto due ore e venti, tanto valeva arrotondare a 30! :P
      Mi è piaciuta anche la scelta del cast, nonostante Maurice fosse diverso nel romanzo. Wilby però aveva la giusta faccia da bonaccione e inserito nel giusto contesto ha tirato fuori il meglio anche dal suo aspetto fisico (che non sarebbe da buttare neanche nelle peggiori condizioni, ma in certe scene era proprio... artistico XD non so spiegarlo bene >__<)

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  3. Ho visto Maurice tantissimo tempo fa ma non ricordo bene la trama, perchè era tipo il 2003 o giu' di li.
    A questo punto mi pare d'obbligo recuperare il libro, hai ragione la cover per l'edizione italiana è oscena XD
    Purtroppo ho dovuto saltare alcune parti per non spoilerarmi troppo (come ti dicevo, ormai il film non lo ricordo quasi piu).

    Un abbraccio <3

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    1. Immagino XD poi comunque la trama in sè non è particolarmente memorabile XD
      Il romanzo penso potrebbe piacerti molto! ;)

      Hai fatto bene! Avrei voluto mettere le parentesi spoiler che uso di solito ma sarebbe venuto un incubo da leggere poi, quindi ho preferito mettere un avvertimento generale XD

      Baci <3<3

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  4. Ti devo bacchettare su una cosa: non puoi parlare della traduzione (neanche di un libro tradotto, in realtà :P) senza riportare chi l'ha fatta! Anche perché così magari verifico se è chi ha fatto la mia (anche se penso proprio di sì ^_^ io ho un'altra cover, ma è altrettanto brutta...)

    Poi ti consiglio di leggere Passaggio in India, sempre di Forster: è un romanzo più compiuto (e astratto, forse), tutto basato sul tema del rapporto col corpo, di come cambia a seconda della classe sociale, del sesso, dell'appartenenza a Occidente/Oriente... e con vari subplot omoerotici. Certo, devi farci attenzione, perché a prima vista sono solo scene che fanno pensare "wtf?!". Poi rileggi nella giusta chiave e fai "ohhhhh!" *_* XD
    (Prova anche Camera con vista, se invece vuoi qualcosa di più fruibile ed estivo. Sono una fan di Forster, se non si fosse capito :P)

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    1. Sì lo so, fai bene a bacchettarmi XD ero indecisa se dare il nome o meno perchè, non avendo letto il testo originale, non volevo dare giudizi tassativi con nomi e cognomi, visto anche che il mio non è un articolo "ufficiale"^^
      La traduzione che ho letto io è di Marcella Bonsanti comunque! Credo sia quella che circola più facilmente (se non l'unica?).

      Passaggio in India (così come gli altri romanzi e racconti) conto di recuperarlo al più presto! Ormai voglio leggere tutto di Forster *ç* però vorrei recuperarli in lingua originale, quindi aspetterò di smaltire qualche altro romanzo arretrato prima di prenderne di nuovi (tendo ad accumulare libri in modo osceno ç_ç)
      Camera con Vista l'ho letto subito dopo Maurice (sempre in italiano) e, pur avendolo trovato gradevole, non mi ha presa tantissimo. Parlerò anche di quello qui sul blog, ma molto più in là nel tempo penso, perchè per quello rispetto la "programmazione" XD

      " e con vari subplot omoerotici" <-- Il caro Forster mi regalerà grandi soffisfazioni, me lo sento! x'D

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  5. Ma questa recensione è semplicemente stupenda! *-* L'ho letta tutta d'un fiato, fa niente se mi sono spoilerata qualcosa, ogni parola mi ha invogliata a recuperare sia il libro che il film. Di Forster avevo già in wishlist Camera con vista e Passaggio in India, questo romanzo non lo conoscevo ma adesso ci è finito di corsa!
    Complimenti ancora per la recensione ^^

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    1. Grazie mille! Sei gentilissima <3
      Sono contenta di averti incuriosita!
      Di Camera con Vista parlerò più avanti qui sul blog (secondo programmazione, verso i primi di Ottobre XD). Nel complesso mi è piaciuto di meno, ma anche per miei gusti personali.
      Passaggio in India invece devo proprio recuperarlo!
      Ancora grazie! *_*

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