lunedì 8 maggio 2017

The Climber: l'uomo solitario


"Le gru non ne sono coscienti,
ma è semplicemente il loro istinto a comandarle,
facendole puntare sempre in alto.
"

Questo The Climber potrebbe benissimo essere riassunto così: la storia d'amore tra un uomo e la montagna. E in effetti, la storia non offre nè trame nè sottotrame dalla complessità elevata. Per quanto il protagonista, Buntaro Mori, sia una persona fuori dal comune, questa serie non fa altro che raccontarci della vita di un essere umano. Non solo perchè si tratta della trasposizione di un romanzo biografico, ma perchè il personaggio-Buntaro è molto più vicino all'idea che ci si può fare di una persona, con tutti i suoi pregi e i suoi tanti difetti.
Quando facciamo la sua conoscenza, siamo ancora in uno shonen piuttosto tamarro; infatti The Climber è stato vittima, purtroppo, di un passaggio di mano che ne ha compromesso la parte iniziale. Prima di tutto, è un adattamento ambientato nel 2000 circa di un romanzo biografico scritto negli anni '70 da Jiro Nitta sullo scalatore solitario Buntaro Kato, morto giovane nella prima metà del '900. Non so quanto sia rimasto quindi della figura e del romanzo originali dato il cambiamento di ambientazione e i vari rimaneggiamenti. Lasciando da parte questa faccenda, il travaglio non finisce qui, perchè la sceneggiatura del primo volume è stata affidata a tale Yoshio Nabeta, affiancato nel volume 2 a Hiroshi Takano. Takano da solo, poi,  si è occupato della sceneggiatura del terzo e del quarto volume. Infine, dal quinto in poi Shin'ichi Sakamoto (addetto al disegno di The Climber fin dall'inizio) si è occupato sia dei disegni che della scenneggiatura.


Capirete bene che questi passaggi continui hanno creato una certa discontinuità e non è ben chiaro se Sakamoto si sia appropriato del progetto di sua iniziativa o se gli abbiano rifilato una patata bollente di cui lui stesso (che fino a quel momento non si era mai dedicato a nulla di così maturo) non sapeva cosa farsene. Si è trovato davanti ad una sfida forse più grande di lui, ma che ha sostenuto egregiamente e con grande serietà.
Il prof. Onishi in alto,
Miyamoto (il biondo)
e un irriconoscibile
Buntaro nei primi volumi
I primi due volumi potrebbero benissimo rientrare sotto l'etichetta "shonen sportivo esagerato". La premessa è classica, con questo ragazzino dall'aria cupa che si trasferisce in una nuova scuola e che, per un motivo che presto verrà a galla, non riesce a sopportare di stare con gli altri e ogni occasione è buona per allontanarsi dalla gente. Viene dunque etichettato dagli insegnanti come un ragazzo problematico, perchè troppo introverso e schivo.
Buntaro viene stuzzicato da Miyamoto, un compagno di classe un po' bulletto che pratica climbing, a scalare la scuola. Quella di Miyamoto è solo una provocazione, ma Buntaro pur di essere lasciato in pace accetta e così, inizia la sua storia d'amore con il climbing.
A supportarlo c'è il professor Onishi, il classico mentore dal cuore d'oro che prende Buntaro sotto la sua ala protettiva pur di non vederlo saltar giù da un palazzo di lì a qualche anno. Diversi adulti infatti ritengono che il comportamento di Buntaro sia da potenziale suicida. Buntaro, però, non è come Mizuki, il ragazzino che è saltato giù dal tetto della scuola davanti ai suoi occhi, ma avrebbe potuto esserlo se il suo istinto non fosse stato quello di andare in alto, di scappare non verso il buio, ma verso luoghi inesplorati che possano essere soltanto suoi. Solo allora, il ragazzo capisce che ha trovato il modo per sentirsi davvero vivo.
 

Ecco, questo incipit sono sicura che avrà frenato molti dall'acquisto del seguito, perchè è un'unione infelice tra uno sport che si presta poco a una trasposizione competitiva come quella proposta inizialmente, e un protagonista con cui è difficile entrare in sintonia.
Gli elementi shonen ci sono tutti: la coppietta di amici di infanzia, Yumi e Miyamoto, lei graziosa e intelligente, lui un po' scapestrato dalle buone intenzioni, cotto di lei e pronto a tutto per impressionarla, e poi il ragazzo misterioso e problematico (Buntaro).
C'è anche l'idea del club sportivo, della riabilitazione tramite lo sport e del professore che guida il suo team verso la scoperta delle proprie abilità (Buntaro all'inizio dimostra delle abilità davvero fuori scala, ma pian piano queste esagerazioni si andranno smussando).
All'incirca al terzo volume, però, si verificano delle circostanze insolite: prima una

situazione spiacevole che mette il club in cattiva luce, e poi una disgrazia inaspettata che ribalta completamente i toni del manga. Le bravate e le cottarelle da shonen finiscono e, anzi, più si va avanti e più le convenzioni shonen verranno scardinate e ribaltate metodicamente. Buntaro, che avrebbe dovuto riavvicinarsi alle persone tramite lo sport, subisce un duro colpo e il mezzo che avrebbe dovuto salvarlo diventa il suo unico obiettivo e punto di riferimento, una vera ossessione che sì lo salva dallo sprofondare ulteriormente nel suo precedente atteggiamento suicida, ma che lo tiene lontano da quell'integrazione che gli appare sempre più difficile e indesiderabile.
Lo incontreremo qualche anno dopo, intento a fare lavori manuali per mantenere la sua passione per la montagna, in una casa che si potrebbe definire più che altro una tana: minuscola e spoglia, con un foglio attaccato alla parete: "Scalerò la montagna più difficile del mondo". 

Da qui in poi l'ossessione di Buntaro sarà prepararsi per la scalata in solitaria del K2, ma più si andrà avanti e più la montagna diventerà un'amante capricciosa che lo chiama a sè, punendolo ogni qual volta cerchi di instaurare dei legami con gli altri. La montagna è anche una metafora della vita, che Buntaro cerca di affrontare da solo, non solo per via del suo carattere che già in partenza lo porta in svantaggio in società, ma anche per le pessime esperienze vissute. Non è, però, una persona che odia la gente, ma interagire con gli altri lo porta in uno stato di ansia. Non so se si possa definire sociopatia perchè non sono ferrata in materia, ma penso che nel linguaggio comune si possa dire così.
Nonostante questo, non lo si può definire una persona dal carattere debole, anzi. La sua determinazione è sovrumana, ma è anche molto cauto e prudente sia in montagna che con gli altri. Ha paura delle responsabilità che derivano dall'interazione con gli altri, soprattutto con le ragazze, ma è anche un buono. Questa sua pacata introversione porta gli altri a vederlo come un ingenuo facile da abbindolare e in effetti si troverà spesso a dover affrontare fregature e casi spiacevoli. Ma proprio la sua volontà e capacità di stare da solo riusciranno a salvarlo da situazioni potenzialmente più gravi.
Voler stare da soli e saperlo fare però non implica che non si possa soffrire di solitudine, cosa che anche al nostro "scalatore solitario" capita, ma trova in sé stesso, nella sua passione e nella sua determinazione la forza di sconfiggerla, anche se per poco, e di andare avanti per la sua strada senza aggrapparsi a compagnie poco raccomandabili pronte a invadere il suo spazio vitale. Un'impresa che non tutti gli altri personaggi riusciranno a compiere.

The Climber è anche un invito ad affrontare la vita con i propri tempi, senza farsi condizionare dalle pressioni altrui. Alla base di questa volontà di isolamento non c'è solo la paura, ma anche un forte desiderio di libertà: libertà dalle imposizioni esterne, ma anche libertà dai propri impulsi, quando indesiderati. Anche se proprio quelli, alla fine, potrebbero salvarti la vita o condannarti per sempre.
Per quanto Buntaro cerchi di isolarsi, vivendo senza alcuna "corda", la società sarà sempre pronta a intromettersi nel bene o nel male, sottoforma di insegnanti affettuosi, sponsor, compagni di squadra e via dicendo. "Non si può vivere da soli", dice Onishi, ma questo non vuol dire che non si possa trovare uno spazio nel mondo che sia solo nostro o uno spazio che ci si addica

Per quanto The Climber sia a tratti cupo e intimista, infatti, la conclusione (scelta appositamente da Sakamoto e diversa dalla realtà dei fatti e dal romanzo) è tutto sommato positiva: [SPOILER] Buntaro non è stato ucciso dalla sua ossessione, anche se pagherà a caro prezzo, ed è riuscito a trovare il suo posto nel mondo pur con le sue stranezze. In particolare, lo salverà il rapporto con la piccola Rokka, nata da qualche mese ma anche lei piccola "scalatrice solitaria". [FINE SPOILER]
Forse questa è l'unica nota "romantica" in un manga in verità molto realistico in cui non mancano di certo duri colpi per il protagonista e momenti di forte disillusione. A momenti bui però vengono affiancati anche momenti di grande speranza. The Climber, dunque, è la storia di una vita con i suoi alti e bassi, fatta di piccole sensazioni. Al centro di tutto ciò, uno scalatore solitario diviso tra due tentazioni: realizzare il suo sogno e affrontare la montagna più difficile da solo, oppure lasciarsi tutto indietro e inserirsi completamente in società.
I personaggi che incontrerà lungo il suo cammino non lo accompagneranno con costanza, e alcuni "verranno messi su un autobus", come si suol dire, per la quasi totalità della serie, per poi ricomparire nei luoghi più inaspettati. Fatti salvi alcuni momenti necessari alla trama, questi personaggi stanno in scena solo quando pensano o parlano di Buntaro, che è il protagonista indiscusso, motivo per cui li vediamo scomparire e riapparire, spesso radicalmente trasformati, e tocca a noi e al protagonista cercare di capire cosa sia accaduto nelle loro vite. Basti pensare a Yumi e Miyamoto, la coppietta di belle speranze, che torna sotto le sembianze del "Gatto e della Volpe", in un rapporto conflittuale e lontanissimo dalle premesse iniziali. 
Escludendone alcuni, è come se i vari incontri di Buntaro lo pongano davanti a un bivio: è così che Buntaro potrebbe diventare se fosse così, o se facesse quest'altro...[SPOILER] Se Buntaro fosse stato più passivo e sottomesso forse sarebbe finito come la sua collega, amante del suo capo e disposta a truffare (per disperazione più che per cattiveria) il collega più "sfigato" a disposizione per salvarsi la pelle; se Buntaro non avesse avuto la sua determinazione forse sarebbe diventato come Miyamoto; se non avesse avuto la sua indipendenza e la sua forza nel vincere la solitudine, avrebbe ceduto alle avances di Yumi, vittima dei suoi impulsi, per poi restarne scottato come Takemura, suo ultimo compagno di scalata, troppo fragile per sopportare di essere stato respinto e ingannato e quindi roso dall'invidia e dalla disillusione, oltre ad essere troppo dipendente dall'approvazione altrui. Tutti questi crocevia risalgono a quello madre: se non avesse avuto l'istinto di "scappare verso l'alto", sarebbe potuto essere Mizuki, il ragazzino che saltò giù dal tetto per condannarsi a un coma da cui non sapremo mai se ne uscirà.[FINE SPOILER] Sono quasi dei personaggi-monito, che lo guidano su quelle che potrebbero essere delle scelte giuste, ma di cui non potremo mai essere sicuri, proprio come nella vita vera.
Inadeguatezza
Buntaro si guarda allo specchio
(Secondo me questo capitolo è anche una
citazione de "La Bella e La Bestia"!)
Sakamoto ha avuto delle ottime intuizioni per rendere questa vicenda interessante, creando una struttura narrativa a pendolo, che oscilla tra passato, presente e futuro anche senza preavviso. Non mancano infatti dei flashback o delle vere e proprie "premonizioni" che assumeranno un significato sempre più specifico andando avanti nella storia e che svolgono anche il compito di catturare l'attenzione del lettore e renderlo più attivo nel cogliere i segnali sparsi in giro.

Il tratto varia visibilmente nel corso dell'opera: raggiunge un livello di fotorealismo
Una delle mie tavole preferite, anche se quel collo...^^"
impressionante, ma parallelamente è come se dalla prosa passasse alla poesia man mano che si avanza, utilizzando metafore grafiche con maggiore frequenza, anche per seguire una coscienza che a volte rischia di sgretolarsi.
All'inizio il disegno soffre di sproporzioni evidenti, atte a volte a mettere in mostra gli arti necessari al climbing, ma altre volte proprio ingiustificate. Andando avanti c'è ancora qualche piccola imprecisione (soprattutto per i colli a volte troppo taurini o lunghi), ma è un autore che è cresciuto con grande velocità, riservando sorprese e soddisfazioni: anatomie precise, espressioni facciali realistiche e non più estremizzate come all'inizio, attenzione al dettaglio quasi morbosa che sfrutta sapientemente nel rallentare il ritmo, impiegando a volte tavole intere per mostrare delle mani che aprono un ramen istantaneo, o una mano che apre una porta.
I tempi e la gestione delle inquadrature sono cinematografici, ma Sakamoto non dimentica che ha un manga per le mani e ne sfrutta al meglio le potenzialità. E' un titolo che necessita di una lettura attenta, non tanto perchè "Ommiodio è un capolavoro!1!", ma piuttosto perchè avendo a che fare con un protagonista introverso persino verso i lettori, i dettagli possono fare la differenza. Buntaro non è uomo di tante parole, nemmeno nei suoi monologhi interiori; anche in quel caso infatti si esprime per immagini.
Sakamoto utilizza ogni mezzo, anche i titoli dei capitoli, che spesso forniscono chiavi di lettura per afferrare meglio il punto di vista dell'autore e l'evolversi della vicenda. Anche perché, quando i capitoli sono quasi del tutto muti (e da metà in poi ce ne sono diversi così), bisogna appigliarsi a qualsiasi elemento per godere al meglio dell'esperienza. Sfogliare svogliatamente The Climber non renderebbe giustizia all'impegno dell'autore nel rendere una "storia normale" artisticamente interessante, ma sarebbe anche uno spreco per il lettore, che usufruirebbe dell'opera solo per metà
Altra peculiarità artistica è che da un certo momento in poi, Sakamoto abbandona le onomatopee e rappresenta i suoni per immagini: il vento per esempio è un viso che urla, il vento sulla tenda è rappresentato con delle mani che colpiscono il tessuto, la sensazione di confusione e fastidio è data dal protagonista che ferma la sua interlocutrice con un telecomando, e così via. Un delirio, verrebbe da pensare, ma in realtà è tutto piuttosto intuitivo e si è guidati da qualche parola sparsa in giro per interpretare la scena.
Qui ammetto di aver barato e di aver prima visto delle interviste in cui Sakamoto spiegava questa sua scelta, perché forse sul momento sarei stata un po' confusa anche io, essendo abituata a un linguaggio più tradizionale.
Credo che questo The Climber sia stato come un laboratorio per Sakamoto stesso, che ha trovato così un linguaggio tutto suo che si ritrova anche in Innocent, anche se lì è ancora più estremo visti i toni della narrazione. Questo titolo non raggiunge quasi mai gli exploit di Innocent, a parte forse l'apparizione di Bob Marley, assimilabile al momento della visione della Madonna. ;P

L'esperienza di lettura offerta da The Climber (e per me ulteriormente arricchita dalla
lettura in tandem con Bori!) s'ha da fare secondo me. Non voglio dire che sia obbligatoria (per me nessuna lettura è obbligatoria!), ma almeno per quanto riguarda il mio percorso esplorativo, è stato qualcosa di nuovo e inaspettato che mi ha fatto ri-innamorare dei manga e delle loro potenzialità espressive. Non è un'opera perfetta, perchè secondo me alcuni argomenti andavano sviscerati più a fondo: l'infanzia di Buntaro e il rapporto con la sua famiglia è praticamente inesistente, il suo rapporto con Hana (da uno che ha quasi paura del contatto fisico con il gentil sesso, [SPOILER] non ci si aspetta che venga presentato padre di famiglia da un momento all'altro [FINE SPOILER]...non che volessi altre apparizioni di Bob Marley, ma qualche approfondimento in più lo avrei gradito. Ammetto anche che mi sono chiesta che fine avesse fatto Mizuki, perchè questa storyline si dissolve nel nulla e un po' mi dispiace. Nel complesso, però, è uno di quei manga in cui si vede che l'autore si è messo tanto alla prova e ha cercato di dare il massimo, e questo traspare dalle pagine della sua opera e rende la lettura stimolante. E' un titolo, insomma, che mi è rimasto nel cuore pur con le sue piccole imperfezioni. E mi è rimasto nel cuore anche il suo protagonista, con cui si riesce a empatizzare entro certi limiti, ma che colpisce per la sua determinazione. Forse è molto più facile, almeno per quanto mi riguarda, capire il Buntaro-ragazzo/uomo che il Buntaro-scalatore, perchè non sono mai riuscita a capire il fascino degli sport estremi.

Per concludere: The Climber potrebbe essere una serie "per tutti" perchè attraverso un tema molto specifico racconta di una condizione generale di umanità e di sentimenti che possono colpire chiunque nel corso della sua vita, ma è anche vero che il protagonista potrebbe suscitare le antipatie di chi ha una natura più estroversa (e non ci vuole tanto a essere più estroversi di lui), quindi bisogna andargli incontro con pazienza. Forse invece della scalata avrebbe avuto bisogno dello psicologo, ma mezza narrativa mondiale si potrebbe risolvere con qualche bella seduta!
Altro elemento che potrebbe scoraggiare è che si parla abbastanza di scalate in maniera tecnica. Io non sono particolarmente interessata a questo sport (soffro di vertigini, quindi non ho proprio dove andare XD), ma non ho trovato queste parentesi troppo fastidiose ed è inutile lamentarsene, se si compra una serie che urla "scalata" già dal titolo. Capisco però che ad altri potrebbero dar fastidio o annoiare, quindi mi sembra giusto avvertire che sì, ci saranno dei momenti farciti di termini tecnici. Il gioco però vale la candela, per me.
Se cercate una storia introspettiva e non temete protagonisti introversi, potrebbe fare al caso vostro. La consiglierei anche a chi è interessato proprio alla componente artistica dell'opera, al mezzo "manga" in generale e che vuole provare a leggere qualcosa di diverso dal solito (sempre fatti salvi i primi volumi da leggere un po' col naso tappato se non amate le serie sportive).
La risposta che ogni singolo lettore dà a questa serie è molto personale, che messa così sembra la scoperta dell'acqua calda (ognuno ha i suoi gusti etc...), ma penso che ci siano quei titoli che risentono più di altri della situazione in cui si è al momento della lettura, motivo per cui ho scritto un papiro per cercare di farvi arrivare al meglio la mia esperienza, ma non sarei davvero capace di intuire con sicurezza a chi possa piacere a chi no!
L'unico paragone che mi viene in mente è con Si Alza il Vento. Secondo me, se avete apprezzato questo film dello studio Ghibli, potreste apprezzare anche The Climber.
Illustrazione della cover dell'ultimo volume
"Ascension" è il titolo francese
La serie è reperibile in italiano grazie alla J-Pop, in una edizione di 17 volumi piuttosto buona. Alla fine di ogni volume ci sono degli approfondimenti su vari scalatori che, però, andavano scritti in un font più appetibile, perchè ad alcuni ho rinunciato sia per mancanza di interesse sia per mancanza di diottrie. XD Le cover sono una sequenza di primi piani di Buntaro che spesso rispecchiano il suo stato d'animo (distaccato, disilluso, determinato, spaventato, fiducioso...) e sono tutte a colori freddi. Negli ultimi volumi, quelli del climax e del momento di maggiore paura per le sorti del protagonista, i colori si fanno più scuri, fino al blu notte. Una scelta molto bella.
Ci sono anche alcune pagine a colori, la sovracopetina, e le postille dell'autore, a volte piuttosto criptiche. XD


Come è già successo in altre occasioni, la lettura di questo titolo mi ha intrattenuta doppiamente grazie al confronto con la carissima Bori, ormai fedelissima compagna di letture in tandem! ;) Cliccate QUI per leggere la sua recensione!

8 commenti:

  1. Aaaaaah ottima recensione carissima, avessi io le capacità per sviscerare così un manga, invece che mi impappino sempre T_T

    Manga particolarissimo comunque, come sempre riesci a propormi letture assai stimolanti che mi sfuggirebbero altrimenti (e giuro che andrò avanti anche con Basara!!).
    Tra l'altro è impressionante vedere quanto sia cresciuto questo autore dal primo all'ultimo volume, come narrazione e, soprattutto!, come stile di disegno: Buntarou sembra veramente un altro ahahahah!!

    Ripeto: mi tocca riprendere Innocent eheheh...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazieee <3 ma che dici! io sono solo stata più prolissa... per eccesso di tempo libero XD

      Sono contenta! Ultimamente sto apprezzando tantissimo le letture in due o in gruppo :) si scoprono titoli interessanti e aspetti che da sola magari non avrei notato. E poi è bello collegare anche una persona o un gruppo a una lettura ^^

      Ci conto per Basara e Innocent eh ;P

      Elimina
  2. sia per mancanza di diottrie. XD ---> oddio come ti capisco XD ormai piu' usano font grandini, piu' tendo ad amare l'editore XD
    J POP purtroppo usa sempre lo stesso font piuttosto piccino e non sempre ben centrato al baloon.

    Parlando del manga, non lo conosco ma pare interessante. Solo che 17 volumi sono davvero tanti, e ho cose piu' "importanti" da recuperare.

    Devo dire che i cambi di rivista, sceneggiatori e quant'altro di certo non giovano in generale, per fortuna è successo solo all'inizio, se succedeva dopo (tipo a metà) penso che si poteva buttare direttamente nell'immondizia, insomma nelle sfiga c'è stata la sfortuna che questi cambiamenti siano avvenuti all'inizio^^.

    Uh hai ragione, ho visto le copertine e sono BELLISSIME *_* anche i colori.

    Come sempre, un'ottima recensione, ben scritta e che analizza bene un'opera abbastanza complessa (come puo' essere appunto il rapporto tra un uomo e la sua passione, ovvero la montagna).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo! I font minuscoli sono una tortura per gli occhi e rovinano anche la lettura, soprattutto nelle scene comiche o nelle parti più lunghe. Tipo Oooku scritto minuscolo sarebbe stato un supplizio ò_ò

      Eh sì, non è una serie da iniziare se si hanno altri recuperi per le mani :/ considera che questa la puntavo da prima che pubblicassero Innocent XD ero sempre indecisa ma alla fine Innocent mi ha convinto a fare questa spesa (complice anche un buono regalo :P)

      Sì infatti! A metà serie si sarebbe dovuto per forza attenere alle direttive iniziali, o avrebbe deviato troppo.

      Cover spettacolari *_* poi i primi piani sono il pezzo forte di sakamoto1

      Grazie mille! Penso sia uno di quei post per cui ho impiegato più tempo in assoluto, anche perché è stato difficile trovare le immagini @_@

      Elimina
  3. Cara Millefoglie,
    non sono né uno specialista né un critico, ma una cosa la so riconoscere molto bene: una buona recensione.
    La tua non è una "buona recensione": la tua è un'OTTIMA recensione!
    Ciò che vorrei trovare in una recensione degna di tal nome si trova tutto qui sopra, sul tuo scritto.
    Come sai ne leggo a bizzeffe, di recensioni: mi servono, le trovo utili, oriento molti dei miei acquisti in base alle recensioni che leggo in rete.
    Trovarne, però, di così perfette come questa tua è arduo.
    Stra-stra-stra complimenti (e, ovviamente, me magno il fegato dall'invidia! Vorrei saperle scrivere anch'io recensioni così ^_____^).
    Complimenti sinceri dal profondo del cuore!
    Orlando

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio tantissimo per i complimenti! *___*
      Mi fa doppiamente piacere perché su questo titolo ci ho riflettuto tanto e penso sia uno dei post per cui ho impiegato più tempo! Quindi ancora grazie mille! ❤️
      È scontato che questo manga te lo consiglio! ;)

      A presto!

      Elimina
  4. Pensavo fosse una scemata, alla fine ho trovato temi interessanti. "Thee Climber" lo promuovo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì i primi volumi sono uno shonen sportivo e non è neanche uno degli incipit migliori in questo campo. Meno male che poi ha preso un'altra strada ^^

      Elimina